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sabato 25 luglio 2009

Il gioco e la sua gestione

Il ruolo dell'insegnante

Un insegnante sa per esperienza come organizzare e guidare un gruppo di bambini. Ma nonostante l'esperienza e le buone intenzioni, molti insegnanti finiscono per trasfformare il gioco (fatto in classe o in un campo giochi), in una disciplina o peggio ancore in una punizione. Il ruolo dell'insegnante dovrebbe consistere nel suggerire e cominciare un gioco, nell'aiutare i bambini a destreggiarsi, fornendo il materiale necessario, e fungendo da arbitro nel caso sorgano contestazioni.

I bambini in età prescolare hanno bisogno di molto aiuto per funzionare come gruppo. Non possono essere costretti a giocare. L'imposizione servirebbe solo a smorzarne l'entusiasmo ed a sopprimerne l'abilità nell'uso dei materiali di gioco, impedendo loro di seguire le regole e i turni di gioco. I bambini più grandi dovrebbero essere incoraggiati ad adattare le regole fondamentali di un gioco, a improvvisarne di nuove e a seguirle, imponendole anche agli altri. Devono imparare a operare nel gruppo sia come capi sia come seguaci. La presenza durante il gioco di un adulto rispettato o di un compagno più grande basterà a garantire una certa regolarità.

Arnold Arnold, I giochi dei bambini, 1972


martedì 21 aprile 2009

diario di un educatore

21 aprile

ieri giuseppe non si è presentato perchè aveva l'influenza (?). Oggi e domani abbiamo l'equipe e la supervisione, così abbiamo perso altri tre giorni. Non ce ne restano più che una trentina per preparare l'esame. In compenso, all'equipe, due operatori hanno dimostrato interesse a fare qualcosa insieme con i loro utenti, sia come uscite che per la matematica. vederemo. In sostanza l'equipe (alla quale sono arrivato con trenta minuti di ritardo) non mi è parsa particolarmente significativa, vedremo domani come va la supervisione.

Pomeriggio: grande caotica ed intensa giornata. era come vivere la sostanza del cantiere descritto da Freinet nel post di qualche settimana fa. Durante i compiti mi prendo un ragazzo che stava ripetendo la seconda guerra mondiale ed iniziamo a fare un cartellone nel quale abbiamo riassunto gli eventi principali degli anni 1939, 40, 41 e 42. Poi prendo un grande telone di plastica e lo stendo in terra. vi pongo sopra le ante dell'armadio, Giordi mi aiuta a preparare i colori ed i ragazzi iniziano a dare la seconda mano su 6 ante, la prima su le altre 4. Avviamo anche la fase finale del lancia dischetti, fissando la barra centrale e tagliando con la sega i dischetti... bè, fare dei dischi era difficile, così ritagliamo dei quadratini di legno, da quelli, tagliando gli angoli, otteniamo degli ottagoni che scartavetrati diventano dei fighissimi simil-dischetti. Se antonio mi avesse portato il trapano avremmo potuto finire. purtroppo si è scordato (!!) e così finiremo domani. orso ha continuato spedito a fabbricare il suo labirinto per le biglie, si è fatto tutto il disegno, ha segnato la lunghezza di tutte le trenta sponde del labirinto e le ha tagliate. un grande! al laboratorio hanno partecipato più di 15 ragazzi e ragazze: chi tagliava di qua, chi scartavetrava di la, chi dipingeva su, chi disegnava giù: uno spasso. grandi anche i colleghi che mi hanno sostenuto ed aiutato.
riflessione: quasto tipo di laboratori è fondamentale anche per formare il carattere di chi è refrattario alle regole: mammone dice: lascia fare! so fare tutto io! io! io! io! così rompe la lama del seghetto da traforo e fa altri casini. lo blocchiamo: oggi basta, la volta prossima, se sarai capace di ascoltare, potrai lavorare di più-

In serata riunione con il gruppetto di educatori-per-scelta-di-vita per sviluppare un idea progettuale per un intervento con i minori dell'abruzzo terremotato. ci aggiorniamo a venerdì, non è facile mettere insieme 10 cape diverse... ma ci proviamo.

lunedì 6 aprile 2009

appunti sulla formazione al mammut

  • Berger: la libertà è sempre unio spazio di libertà.
  • Il bambino di 3 anni ha bisogno di abitudine, di familiarizzare con la struttura dell'ambiente: più gli diamo struttura più loro sono liberi di creare, a partire dalla struttura che gli abbiamo dato. I bambini sono capaci di interiorizzare l'ambiente e come questo deve funzionare.
  • Il consiglio è di privilegiare le situazioni di incontro in piccolo. In particolare i bambini piccoli, in una sfera piccola, possono sentirsi padroni. Tra loro si relazionano come se fossero sempre sotto delle piccole cupolette. La ludoteca è un luogo che propone tante relazioni individuali o di piccolo gruppo.
  • La misura della liberta cresce col crescere della relazione. E' necessario, in vista della gestione dei piccoli spazi/angoli laboratoriali ma non solo - che da subito l'operatore faccia un grande sforzo per creare il rapporto individuale. Il tutto funziona se si svolge all'interno di regole condivise, se ogni momento ha le sue regole, chiare per tutti, alle quali riferirsi. In questo modo la libertà diventa la responsabilità condivisa.
  • Spesso ai ragazzi diamo spazi piatti e monotoni. Andrebbero piuttosto incrementati i dislivelli ed i punti di incertezza (anche vista la fase storica). Si tratta di contrapporre alla pianificazione che tiene tutto sotto controllo la complessità e l'incertezza. I bambini la hanno persa la dimensione dell'incertezza! Senza di questa non possono però accedere alla consapevolezza del desiderio.
  • I maschietti giocano poco con le bambole perchè sono pochi i padri che svolgono, in casa, le funzioni genitoriali.
Regole base:
Chi prende mette a posto
Chi usa cura
Chi rompe si preoccupa di aggiustare

  • Riflessione conclusiva sui manufatti: il manufatto deve rispecchiare l'essere reale dei bambini, è l'esatto opposto della menzogna collettiva dei lavoretti: Non dobbiamo mentire ai genitori. Il nostro terreno è la quotidianità. Dobbiamo insegnare ai genitori ad inserire nelle loro case spazi di libertà per i figli.

Chiosa critica: da questi appunti emerge con chiarezza l'affascinosità del punto di vista proposto, (Educazione attiva) così come il suo limite, che consiste nell'isolare l'individuo dal corpo sociale, nel non inserirlo nella dinamica di una società attraversata da una profonda frattura di classe, di non estendere l'orizzonte educativo nella ricerca degli interessi delle classi sfruttate, nella denuncia del loro sfruttamento. In questo modo l'uomo che viene educato è sempre l'uomo borghese, mai il proletario cosciente che per ribellarsi alla sua condizione e per ricostituire l'unità della propria umanità è necessario intraprendere e partecipare il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti.

Lotus


domenica 5 aprile 2009

La disciplina

[...] nella scuola borghese tutto si regge sulla disciplina esteriore, mentre proprio la partecipazione al processo creativo e specialmente al lavoro, quando sono in tanti ad operare, conferisce all’educazione una disciplina interiore. Se non semini in tempo non raccoglierai niente. È la forza stessa delle cose che educa il ragazzo, lo costringe a dominare la stanchezza, la scarsa volontà, giacché è evidente la finalità per cui si opera. Se il senso della disciplina viene educato nel lavoro, allora la disciplina smette di essere esteriore. […] è importante che la disciplina sorga non dall’esterno ma dalla coscienza stessa dell’uomo.

Nadezhda Krupskaja, Gli ideali dell’educazione socialista, 1918


giovedì 2 aprile 2009

Il cantiere dell'educazione

Io sono rimasto costruttore.
Come tutti: come il bambino che costruisce uno sbarramento o una capanna, come il muratore che fischietta sull’impalcatura, come il vasaio che crea delle forme e il meccanico che dà vita alla sua macchina.
Un dominio ove non si costruisce più è un dominio che muore. L’uomo che non costruisce più è un vinto che non aspira che alla sera, contemplando il passato morto… Munite le vostre classi degli attrezzi dei costruttori e dei montatori di impalcature, di ingegneri e di scrutatori di misteri. Anche se la vostra scuola dovrà restare un eterno cantiere poiché niente è più esaltante di un cantiere.
So bene: i costruttori sono sempre all’opera e vi si accuserà di disordine e di impotenza perché non avrete spesso la soddisfazione d’innalzare il ciuffo verde sulla sommità della vostra costruzione: i muri non sono intonacati, le finestre non hanno ancora le serramenta e le pareti divisorie forse sono appena delineate. Ma altri dopo di voi, e gli stessi interessati, continueranno la sistemazione purché voi abbiate conservato in essi la mentalità di invincibili costruttori.
Niente esalta quanto un cantiere, soprattutto quando vi si costruiscono uomini.
I costruttori ci capiranno e ci aiuteranno.

Célestin Freinet