lunedì 1 novembre 2010

Anche nella scuola: i sindacati contro i lavoratori, gli internazionalisti per l’autogestione delle lotte.

La dura realtà della crisi e della “riforma”.

L’attacco alla scuola pubblica, ed a chi vi lavora, è uno dei fronti principali attraverso il quale il padronato italiano vuole far pagare i costi della sua crisi ai lavoratori.

Come Brunetta taglia entro il 2013 300.000 posti nel pubblico impiego, e come il padronato è ovunque all’attacco, così il duo Gelmini-Tremonti nella pubblica istruzione non ne licenzia meno di 135.000 tra docenti e ATA, riducendo al contempo le ore di lezione, i pochi fondi residui, innalzando il numero minimo e massimo di alunni per classe, etc., il tutto mentre l’edilizia scolastica cade pericolosamente a pezzi, vengono tagliati del 25% (!) gli appalti per la pulizia dei locali e le condizioni di tutti quelli che vivono attorno alla scuola peggiorano rapidamente.

Insomma, il secondo anno di attuazione della “riforma” Gelmini delinea con chiarezza unica i tratti caratteristici della scuola pubblica di domani: poco personale, nessuna risorsa se non quelle reperibili attraverso l’elemosina dei privati e il “contributo volontario-obbligatorio” dei genitori (i quali, è bene dirlo, già pagano la scuola pubblica attraverso le tasse), condizioni lavorative sempre peggiori e quindi sempre peggiori condizioni per i ragazzi. Certo, non tutti gli studenti sono colpiti allo stesso modo: c’è chi proviene da famiglie abbienti e può scegliere le private, anche grazie ai contributi statali, e c’è invece la massa che è composta da figli di lavoratori che scegliere non possono e allora devono accedere ad una scuola sempre più simile a un baby-parking.

Se questa è la realtà, e lo è!, allora è naturale che a chi a scuola ci lavora “gli roda” e voglia fare qualcosa. Allora il lavoratore della scuola che si vuole mobilitare, si guarda intorno... e che trova?

Come il sindacalismo tenta di “opporsi” alla “riforma” Gelmini.

La CGIL ha avanzato una linea di “lotta”, ritenuta dagli stessi iscritti, ridicola: un’ora di sciopero ogni 15 giorni dal 1 ottobre al dicembre 2010, oltre ad un generico e minimalista invito a non svolgere prestazioni orarie aggiuntive (cfr. comunicato FLC 1/09/’10). Ma, nella quotidianità, alle – poche – buone intenzioni si accompagna una condotta, p.es. nelle assemblee sindacali, tutta volta a seminare scoraggiamento e rassegnazione, nella messianica attesa di uno sciopero generale che, se si farà, non sarà altro che opera di testimonianza, la quale nessun danno apporterà concretamente ai padroni.

Ci rimane il sindacalismo di base! Vediamo: qual’è la proposta di mobilitazione del sindacalismo alternativo in questo avvio di anno scolastico, caratterizzato dal sostanziale disorientamento dei lavoratori dinnanzi all’uragano che si sta abbattendo su di loro? Ogni sindacatino ha proposto la propria mobilitazione autonoma! Vogliamo essere più chiari. I sindacati di base sono quasi una decina ed hanno tutti piattaforma, rivendicazioni, modalità di operare molto simili, ma non si uniscono tra di loro nemmeno per uno sciopero, né lo faranno mai. Perché? Perché non riescono a capire che se i lavoratori fossero uniti sarebbe già un passo avanti? Perché continuano a frammentarci e a dividerci? Perché ritengono più importante conquistare migliori posizioni per la propria struttura di appartenenza indicendo scioperi isolati, piuttosto che mettersi al servizio della lotta di classe, come un sindacato decente dovrebbe fare? La nostra risposta è una e definitiva: perché il sindacalismo ha fatto il suo tempo. Almeno 200 anni di capitalismo hanno ormai completamente assorbito i margini in base ai quali il sindacato giustificava ai lavoratori la propria esistenza.

Oggi chi parla di ricostruire il sindacato di classe – e a molti sembra l’unica prospettiva possibile - non solo non tiene conto che si tratta di un desiderio che fa a cazzotti con quanto la realtà quotidiana ci dimostra in fatto di sindacalismo, ma fa un discorso addirittura reazionario, nel senso che vorrebbe – cosa evidentemente impossibile – riportare il conflitto di classe indietro di decenni. Il problema non è oggi come resuscitare forme di conflittualità ormai superate dalla Storia (sindacalismo), quanto attrezzarsi per intervenire nelle nuove forme che assumerà la lotta di classe in questi anni ‘10 così tormentati da una crisi economica di anno in anno sempre più feroce.

Insomma, dal nostro punto di vista chi crede di recuperare i sindacatoni, i sindacatini o anche alcuni politicanti, alla difesa dei nostri interessi sta prendendo una grossa cantonata, continuando a sottomettere forze proletarie a interessi e a logiche (salva restando la buona fede di moltissimi iscritti di base) di micro o macro apparati che vivono e si legittimano grazie alla nostra frammentazione, grazie al fatto che auspicano di presentarsi ai dirigenti (o ai ministri) come strutture autenticamente capaci di gestire il conflitto. Insomma il sindacalismo difende ormai solo più sé stesso, i suoi interessi di struttura e ha da tempo abbandonato gli interessi dei lavoratori.

E allora voi internazionalisti che cosa proponete?

Se il sindacalismo, allo scopo di vedere riconosciuta dalla controparte la propria sigla, è sempre disposto a sacrificare gli interessi dei lavoratori, allora è evidente che il nostro progetto deve guardare altrove.

Il punto di partenza devono essere necessariamente comitati di agitazione i quali raccolgano i lavoratori più combattivi, iscritti o non iscritti ai sindacati, possibilmente e auspicabilmente anche di tipologie differenti (docenti, ATA, personale educativo, pulizie, genitori proletari, etc.).

Sono questi comitati spontanei, che nascono sulla base di rivendicazioni specifiche, che devono decidere come, quando e per cosa lottare (chi conosce i problemi e le possibilità di mobilitazione meglio di chi è coinvolto direttamente?) e parallelamente devono uscire dalla mera logica di categoria per coinvolgere tutti coloro che a scuola lavorano e i genitori, molti dei quali stanno anch’essi subendo le conseguenze della crisi.

La nostra indicazione è quella di andare verso assemblee trasversali lavoratori/studenti/genitori, che magari riescano ad uscire dalla singola scuola, per coordinarsi a livello territoriale al fine di sviluppare la lotta nelle forme più opportune. I comunisti devono stimolare questo tipo di iniziative e orientarle a saldarsi con le altre mobilitazioni presenti sul territorio (contro licenziamenti, devastazione ecologica etc.) diventando magari per esse un punto di riferimento fuori e contro la logica del compromesso e della delega che è propria del sindacalismo.

All’interno di queste assemblee bisognerà da un lato far maturare la coscienza anti-capitalista (la crisi è frutto del sistema e quindi è col sistema stesso che ci stiamo scontrando), dall’altro cercare di estendere sempre di più la mobilitazione (la crisi morde con violenza settori via via più ampi di proletari), affermando al contempo quelli che sono i propri interessi e rifiutando così le contrattazioni al ribasso che politicanti e sindacalisti ci proporranno: i sindacati interverranno a mediare, ma noi dovremo avere la forza di porli davanti alla scelta, o si rispettano le decisioni dell’assemblea o faremo definitivamente a meno anche di voi.

I comunisti devono necessariamente collocarsi su questo terreno e qui affinare le loro capacità di intervento, organizzazione e direzione dello scontro, se non vogliono essere tagliati definitivamente fuori dai giochi!

Ecco cosa intendiamo quando parliamo di lotta fuori e contro il sindacato, ecco come pensiamo che inizieranno a prendere forma le assemblee proletarie territoriali che oggi, sole, possono porre un argine all’attacco in atto, ma che domani – in rapporto dialettico col partito rivoluzionario - rappresenteranno gli embrioni di quello che sarà un sistema nuovo, nel quale la borghesia sarà categoricamente esclusa dall’esercizio del potere.

Perché se la crisi non nasce dal nulla, ma è il frutto di un sistema giunto all’orlo del collasso, allora dobbiamo necessariamente e da subito almeno iniziare a porci il problema del suo superamento, il problema di costruire il partito di classe all’interno dello scontro di classe in atto.

E’ questo il terreno sul quale chiamiamo al confronto i lavoratori della scuola, e non solo, più combattivi.


lotus

ci riproviamo

dopo un anno senza postare nulla, mo ci riproviamo. un saluto a tutti coloro che torneranno su queste pagine.

lunedì 12 aprile 2010

Cos'è la scuola? Elementi introduttivi ad una critica rivoluzionaria dell'istituzione scolastica (parte terza)


“Ho sempre avuto il sospetto che “addestrare a star seduti” sia la funzione sostanziale di ogni esperienza scolastica.
Così come l'origine dell'organizzazione scolare si riferisce certamente al quesito: dove raggruppare i figli di chi lavora mentre appunto i genitori lavorano?
Risposta: istituiamo questi “silos” nei quali raggruppare minorenni di ogni specie e intanto che sono lì addestriamoli a star seduti cinque, sei, sette ore in modo da trovarli pronti alla sottomissione non appena raggiunta l'età adulta.”
S.Agosti, in M.Parodi, La scuola che fa male.

Una delle caratteristiche peculiari della scuola borghese è quella del disciplinamento.
Il disciplinamento non è qui inteso in quanto artificioso frazionamento del sapere e della conoscenza in un elevato numero di discipline senza alcun apparente nesso tra loro, il che è comunque un'aberrazione fatta propria e accentuata al massimo grado dalla società capitalista, disciplinamento è qui inteso nel senso letterale in quanto insieme sistematico di azioni volte ad ottenere la sottomissione ad un complesso di norme che regolano rigorosamente il comportamento.
In questo articolo parliamo della funzione che svolge la scuola la quale forma e modella il comportamento della futura forza-lavoro in modo tale da renderla caratterialmente e mentalmente adeguata alla disciplina che vige nel luogo di lavoro. Come già osservava J.J.Rousseau il bambino nasce libero e la sua libertà e spontaneità mal si adattano ad una società che richiede il pieno adattamento alle sue norme comportamentali e ai suoi valori.
Fino alle società pre-capitaliste il ragazzo, anche il più povero, cresceva e si formava nel suo “ambiente naturale” (prendiamo una fattoria per esempio), così che non aveva bisogno di andare a scuola, da grande avrebbe continuato a vivere e a fare le medesime cose che vedeva continuamente intorno a se. La, pur dura, disciplina era la disciplina della vita e proveniva dall'ambiente stesso nel quale il ragazzo cresceva, la scuola vera e propria era riservata esclusivamente alla formazione delle future classi dirigenti, non certo ai poveri.
Il capitalismo sconvolge completamente le cose, strappa le famiglie dalle campagne, i giovani dall'ambiente nel quale sono cresciuti, sbatte tutti nel vortice del mercato, chiede al lavoratore di essere pendolare o, addirittura, di migrare, gli chiede di entrare in un ambiente diabolico e malsano come la fabbrica. Il lavoratore deve accettare di vendersi per un salario, il suo spirito ribelle deve essere sedato. La società contemporanea, ingiusta ed irrazionale, ha bisogno di dotarsi di strumenti adeguati a garantire che il cuore del sistema non cessi mai di battere, che i proletari non cessino mai di farsi sfruttare.
Forme di scuola erano nate già prima dell'attuale, ma è caratteristica distintiva della scuola borghese il suo essere obbligatoria, gratuita e statale. I primi progetti per realizzare una tale scuola risalgono infatti alla Rivoluzione Francese (progetti del 1791 e 1793), in Italia alla Legge Casati (1859).
Come affermavamo nel primo articolo di questa serie è l'affermarsi della borghesia come classe dominante che determina la nascita della scuola, ma “la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che la porteranno alla morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi: gli operai moderni, i proletari” (Marx, manifesto comunista), così nel periodo in cui il modo di produzione industriale si afferma su quello manifatturiero e contadino - tra sette e ottocento -, centinaia di migliaia di ex-contadini vengono strappati dalle terre nelle quali erano vissuti per generazioni e vengono rovesciati nelle città: forza-lavoro a bassissimo costo, ma anche molto poco propensa ad accettare le terribili condizioni di lavoro “proposte”. In molti si rifiutano di accettare la disciplina del lavoro capitalista, così “la soluzione pienamente accolta dalla borghesia inglese pochissimo tempo dopo la sua definitiva ascesa al potere politico è la deterrent workhouse, la casa di lavoro terroristica; cioè la sostituzione di qualsiasi forma di assistenza fuori dalle case di lavoro (outdoor relief) con l'internamento ed il lavoro obbligatorio in esse”. Proprio così, nello stesso periodo nel quale la borghesia si affermava come classe dominante essa si dotava di due strumenti complementari, utili a rendere “compatibili con le esigenze della produzione” le folte schiere di proletari che di giorno in giorno si riversavano nelle città. Con l'affermarsi della borghesia non nasce solo la scuola di massa, ma anche il carcere detentivo di massa. Carcere e scuola hanno la medesima origine e scopi tra loro complementari, in entrambi si riflette il carattere violento, gerarchico e disciplinare che è proprio della società dello sfruttamento.
Il complesso apparato di sanzioni disciplinari nel quale incorre l'alunno in caso di condotte inadeguate (voti, note, condotta, bocciatura, umiliazioni varie, convocazione dei genitori...) riflette semplicemente la violenza con la quale il sistema del mercato e del profitto si impone sull'individuo al fine di modellarlo a seconda delle sue esigenze. Come afferma G.M.Volontè - capo della polizia politica nel film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” del 1970 - la repressione è l'arma vincente laddove l'educazione e la cura hanno fallito: “Noi siamo a guardia della legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata, ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi, il dovere di reprimere, la repressione è il nostro vaccino: repressione è libertà!”.
Non è un caso che con l'avanzare della crisi la scuola dismetta sempre più la sua falsa faccia democratica (buona in tempi di sviluppo economico, vedi i decreti delegati del 1973) ed assuma sempre più la faccia che veramente caratterizza il dominio borghese: disciplina, ordine, repressione, ossia preside manager, voto in condotta, voti e discipline (materie) fin dalle elementari, politiche razziste etc. [continua]
Lotus

“Finché durerà la società divisa il classi, la scuola continuerà a essere un semplice rodaggio in un sistema generale di sfruttamento, e il corpo insegnante un reggimento che difende come l'altro gli interessi dello Stato.”
A. Ponce, Educazione e lotta di classe


sabato 6 marzo 2010

Cos'è la scuola? Elementi introduttivi ad una critica rivoluzionaria dell'istituzione scolastica (parte seconda)

Nel numero precedente abbiamo visto come la scuola sia un prodotto storicamente determinato, in particolare la scuola borghese nasce in seguito alla conquista del potere politico da parte della borghesia (superamento del feudalesimo) per rispondere a tre fondamentali esigenze della società capitalista moderna: 1) formare una forza-lavoro che possa essere agevolmente sfruttata nella grande industria, 2) sviluppare il controllo ideologico e la disciplina del lavoro sulle classi dominate, 3) parcheggiare i figli dei proletari mentre i genitori lavorano.
Abbiamo quindi visto come la borghesia abbia dato vita, durante l'esercizio del suo dominio, ad una cultura dominante (la cultura borghese), per questo non è possibile parlare di “rivoluzione culturale” o di “liberazione per mezzo della cultura” quando si tratta, piuttosto, di portare la critica al cuore del sistema: una “cultura rivoluzionaria” o “proletaria” si svilupperà solo come riflesso ideale di un movimento pratico di critica alla società dello sfruttamento.

"È un pregiudizio credere che la borghesia domini per mezzo dell'ignoranza: essa invece domina per mezzo della sua cultura"
A. Bordiga, La nostra Missione, L'Avanguardia, 2 febbraio 1913

La scuola riflette e riproduce, a livello istituzionale ed ideologico, le caratteristiche della società borghese dalla quale sorge. Vedremo qui in che maniera questo assunto1 è verificato nella realtà dell'organizzazione scolastica.
Innanzi tutto rileviamo che tratto fondativo della nostra società basata sulla proprietà privata2 dei mezzi di produzione è la divisione del lavoro, secondo la quale vi è una parte di popolazione - la classe dominante - dedita esclusivamente alla gestione ed all'amministrazione, lavoro intellettuale, mentre vi è un altra parte - la maggior parte del proletariato - che è dedita esclusivamente al lavoro manuale. Naturalmente si tratta di un'astrazione3 e vi sono delle eccezioni, ma è innegabile che queste sono le due tendenze sulle quali si polarizza la società intera. Ora, il fatto che chi decide non lavora e chi lavora non decide fa si che il lavoratore sia sempre più alienato4, chi lavora partecipa ad un processo lavorativo che non gli appartiene, come non gli appartiene il frutto del suo lavoro, insomma vive l'intero atto e luogo di lavoro come estraneo e ostile.
A questo va aggiunto che la divisione del lavoro non avviene solo tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, bensì anche tra lavori differenti: chi svolge una funzione svolge quella e basta, è assolutamente estraniato dalla globalità del processo produttivo. Per quanto sia impossibile conoscere tutto di tutto, è altrettanto vero che è estremamente limitante (alienante) essere impiegato in una singola mansione e non avere idea di tutto ciò che avviene intorno, svolgere una singola fase del processo produttivo senza essere nella condizione di comprenderlo nella sua globalità.
Insomma la società attuale si fonda sulla proprietà privata dei mezzi di produzione per questo chi lavora partecipa solo al particolare settore della produzione nel qual è impegnato, non decide nulla bensì subisce le decisioni dei proprietari, passivamente (…almeno fino a che non si muove in direzione rivoluzionaria uscendo così dalla passività!). Ma in che maniera riscontriamo tutto ciò nella scuola?
Innanzi tutto è evidente che la scuola, luogo di formazione, è completamente distaccata dal mondo della produzione, non partecipa assolutamente alla produzione reale, è un isola praticamente senza contatti con l'esterno, anche quando i ragazzi vanno a fare degli stage nel mondo del lavoro si tratta sempre di mansioni dequalificanti, nelle quali si impara ben poco né si affrontano realmente i problemi della produzione reale. Vediamo poi che la stessa organizzazione classica della lezione vede l'insegnante come elemento attivo che trasmette il sapere e gli alunni come soggetti passivi con l'incarico di ingoiare quante più nozioni è possibile. Vediamo nella nostra esperienza scolastica come il modello dell'impresa capitalista abbia plasmato a sua immagine e somiglianza (e non poteva essere diversamente!) il modello della scuola capitalista: uno dirige, gli altri eseguono, i due poli della società.
Altro elemento che salta immediatamente agli occhi è la frammentazione del sapere e della conoscenza (sapere che in realtà è unico come unico è l'individuo che scopre il mondo nelle sue multiformi espressioni) in discipline che non comunicano tra di loro: italiano, matematica, diritto, chimica...sono mondi a se stanti, come sono mondi a se stanti le differente branche della produzione, è assolutamente assente un idea unitaria della conoscenza dei fenomeni del mondo come nella società è assolutamente ancora distante la possibilità di affrontare i problemi umani e ambientali come problemi di un unico grande sistema, ormai da tempo in crisi. Per concludere osserviamo come nella scuola tenda a prevalere l'individualismo e la ricerca della migliore prestazione individuale (meritocrazia), riflesso della concorrenza che i lavoratori si fanno tra loro nel luogo di lavoro, e vediamo come sia evidente che chi viene da famiglie agiate abbia migliaia di possibilità in più rispetto a chi proviene da famiglie proletarie. La scuola svolge, infine, anche un altra funzione fondamentale: il disciplinamento delle nuove generazioni... Ma a questo sarà il prossimo argomento che tratteremo.
Lotus

Non volgiamo qui asserire che tutti gli insegnanti siano in malafede, ohibò, asseriamo solo che una legge economica determinata li costringe ad agire, anche inconsciamente, nell'interesse di chi li paga. Sta in questo la concezione “marxista”del problema della scuola popolare
A. Bordiga, Per l'educazione rivoluzionaria della gioventù operaia, l'Avanguardia, 30 giugno 1912


mercoledì 23 dicembre 2009

Cos'è la scuola?

Elementi introduttivi ad una critica rivoluzionaria dell'istituzione scolastica

(parte prima)



l'educazione è il processo mediante il quale le classi dominanti preparano nella mentalità e nella condotta dei bambini le condizione fondamentali della propria esistenza.”

A. Ponce


In queste righe vogliamo sintetizzare quella che è la critica dei comunisti alla scuola moderna. Per potere criticare la scuola dobbiamo innanzi tutto capire il suo carattere storico, la scuola non è una istituzione che è sempre esistita, né è sempre stata così come la conosciamo noi, la scuola come tutte le istituzioni, è il prodotto di determinate condizioni storiche, economiche e sociali, quella che conosciamo noi è quindi la scuola borghese, sorta dai rapporti borghesi di produzione.

L'idea è questa: in ogni epoca le comunità umane hanno avuto il problema di formare i loro figli al fine di renderli abili a svolgere le funzioni sociali necessarie al riprodursi della comunità medesima. Fino a che gli uomini vivevano in piccole tribù e villaggi, con la proprietà comune dei beni e delle fonti della ricchezza, non vi erano classi sociali e l'educazione avveniva semplicemente attraverso la partecipazione dei fanciulli alla vita del villaggio. Era un educazione integrale e funzionale, nel senso che veniva formata la totalità dell'individuo attraverso la pertecipazione alle varie funzioni necessarie alla vita della comunità di appartenenza. Vi era fondamentalmente uguaglianza di condizione sociale e di educazione per tutti.
Con l'evolversi delle capacità produttive (non è qui il luogo per approfondire i come e i perchè) la società iniziò a scindersi in classi sociali, nello specifico classi dominanti e classi dominate. Nacque così (pensiamo agli antichi egizi o alle società medioevali) l'istruzione differenziata: scienza e conoscenza per chi doveva comandare, ignoranza, o al massimo la conoscenza pratica di un singolo processo produttivo per chi doveva lavorare (e col suo lavoro mantenere anche le classi dominanti).

Facendo un salto storico arriviamo all'ultima società di classe, la nostra, la società borghese.

Le rivoluzioni borghesi (a partire da quella francese del 1789) sono state la conseguenza e il fattore di accelerazione della rivoluzione industriale. La borghesia moderna è la classe che fonda la sua esistenza sfruttando il proletariato attraverso la produzione di merci con macchinari molto sofisticati. L'attestarsi di questa classe come classe dominante ha prodotto una grande modificazione rispetto ai sistemi educativi: 1) gli sfruttati dovevano saper leggere, scrivere e far di conto per poter utilizzare le moderne macchine industriali 2) gli sfruttati dovevano anche avere quel minimo di cultura necessaria a influenzarli ideologicamente per poter loro indurre sempre nuovi bisogni, per poter loro vendere sempre nuove merci 3) avvenendo la produzione in un luogo separato - la fabbrica - e con orari di lavoro così lunghi come mai si erano visti nella storia umana, nasceva il problema di dove parcheggiare i figli dei proletari, visto che a lasciarli in mezzo alla strada o morivano o crescevano così malsani e deboli da non riuscire a sopportare a pieno le fatiche del lavoro. Con la società borghese nasce la scuola di massa.
Ma la nuova cultura avrebbe anche potuto portare gli sfruttati a riflettere criticamente sulla loro condizione di subalternità, ecco perchè la nostra classe dominante ha sempre fatto la massima attenzione a che la scuola trasmettesse - attraverso gli insegnanti pagati dai loro ministeri - agli studenti la mentalità borghese (individualismo, competizione, concorrenza...) il fatto che gli sfruttati subiscano l'ideologia dominante è anche stato garantito dal controllo dei padroni sui mezzi della produzione culturale: giornali, tv, case editrici, etc... Il controllo ideologico è un tassello fondamentale del potere dei padroni.

La scuola borghese è sempre stata - ed oggi più che mai - lontana anni luce dalle esigenze formative dei giovani proletari, lontana anni luce dall'essere un luogo nel quale i ragazzi potessero sviluppare onnilateralmente le proprie capacità, sviluppare la padronanza ed il controllo del mondo che li circonda, anzi, la scuola deve fare proprio il contrario: formare giovani docili ed omologati, disposti a farsi sfruttare senza criticare il sitema nel quale viviamo e le sue logiche. Non potrebbe essere diversamente.

Per questo parliamo di scuola di classe, perchè è una scuola funzionale a mantenere la società di classe che la ha generata.

Per questo parlare di “liberazione per mezzo della cultura”, di “rivoluzione culturale”, di “scuola libera” è un discorso piccolo-borghese, un discorso fatto da chi pensa che sia possibile un mondo migliore nel capitalismo. Per noi, al contrario, il primo passo è criticare la società classista nel suo insieme. Per noi la rivoluzione culturale non può essere separata dalla rivoluzione politica e viceversa. [continua...]

Lotus


Credere [...] che con piccoli ritocchi nella educazione si possa cambiare la società è non solo una speranza assurda, ma socialmente pericolosa: una utopia che risulta, in ultima analisi, reazionaria perchè calma o intiepidisce le inquietudini e le ribellioni con l'illusione che il giorno in cui lo Stato si "autolimiti", il giorno in cui lo Stato si disinteressi graziosamente dell'educazione, questo giorno sarà quello della nascita dell'uomo nuovo. Pretendendo per la scuola un area al di sopra delle classi, la piccola borghesia la consegna di fatto ammanettata alle più oscure forze del passato.


Anibal Ponce, Educazione e lotta di classe, 1936

lunedì 30 novembre 2009

diario di un educatore

Chiamerò il ragazzino che seguo nella mia scuola elementare Booboo. B. frequenta la II elementare ed ha diffuse difficoltà in tutti i campi della vita scolastica. La diagnosi che gli è stata appiccicata addosso è quella di "Border-line cognitivo" e con questa etichetta è stato gettato prima all'asilo, poi nella scuola primaria. Ora, in seconda, le sue difficoltà a mantenere il passo con i compagni si sono fatte palesi ed innegabili. La II è la classe disciplinare per eccellenza, dall'anno prossimo si fa sul serio. O ti adegui immediatamente alle regole o... sei out.
Booboo è già out.
Un po' perchè ha difficoltà fisiche e cognitive reali, un po perchè la società e la scuola, per quelli come lui, possono fare poco, se non emarginarli ed imbottirli di psicofarmaci - nel caso specifico, pasticche per la sindrome da disturbo dell'attenzione e dell'iperattività.
Così, in un ambiente scolastico impermeabile alla critica radicale e con un ragazzino la cui stessa esistenza mette in discussione l'impianto scolastico, almeno quello tradizionale, ho iniziato la mia avventura di insegnante nella scuola elementare.

Programma svolto nella giornata odierna:
Booboo torna a scuola dopo un'assenza prolungata. Subito mi chiede di lavorare da soli nell'auletta dove è sottoposto a meno stimoli distraenti.
Lavora una ventina di minuti a fare righe ed esercizi pregrafici, non vuole scrivere ne leggere. piccolo lavoro sul cartellone dello schema corporeo.
Lavoriamo sull'orientamento spaziale e la numerazione: contuamo i passi, mattonelle avadti, dx, sx.
Mezz'ora di programmi interattivi Erikson.
Torniamo in classe e in dieci minuti colora in maniera decente l'orologio di cartoncino.
Ricreazione.
Gioca con gli altri, anche se fa fatica e condividere le regole dei giochi più complessi, quando, a causa di ciò, si ritrova isolato, cerca il suo compagno preferito.
E' felice quando, nonostante con gli altri non usciamo, io e lui andiamo lo stesso a vedere l'orto.
Nella seconda parte della mattina accusa gli abituali problemi di stancheza ed indolenza, partecipa con poca motivazione ad alcune attività, taglia con le forbici ma con molta fatica.
Nell'ultima ora vado a fare dei giochi in un'altra casse, i giochi sono volti a favorire il colloquio emotivo e la capacità organizzativa dei ragazzi, B. tende a sottrarsi, probabilmente sentendo eccessive le richieste.



mercoledì 28 ottobre 2009

Scuola

La scuola borghese è sempre stata - ed oggi più che mai - lontana anni luce dalle esigenze degli individui in formazione che vi entrano, lontana anni luce dall'essere un luogo nel quale i ragazzi possano sviluppare onnilateralmente le proprie capacità.
Sembra, a starci dentro, che esista un solo metodo per insegnare, mentre - al contrario - ci sono tanti metodi possibili quante sono le esigenze e le predisposizioni di ogni singolo educando.
La scuola è lontana anni luce dalle esigenze di socialità, di costruzione comunitaria dei saperi, di trasformazione della realtà, di attività pratica, di formazione di giovani che dovranno un domani prendere in mano il destino loro e dell'umanità, che sono proprie di ogni singola "persona in crescita" che in essa entra.
Una canzone del grande Finardi per riflettere sulla necessità di superare la scuola, e con essa la società, borghese.

Scuola II

Visto che sono in tema di canzoni e critica della scuola voglio chiarire meglio il concetto e inserire un'altra canzone bellissima (e molto esplicativa):
L'idea è questa, in ogni epoca le comunità umane hanno avuto il problema di formare i loro figli al fine di renderli abili a svolgere le funzioni sociali necessarie al riprodursi della comunità umana medesima. Fino a che gli uomini vivevano in piccole tribù e villaggi, con la proprietà comune dei beni e delle fonti della ricchezza, non vi erano classi sociali e l'educazione avveniva semplicemente attraverso la partecipazione dei fanciulli alla vita del villaggio. Vi era fondamentalmente uguaglianza di condizione sociale e di educazione per tutti.
Con l'evolversi delle capacità produttive (non è qui il luogo da approfondire i come e i perchè) la società inizia a separarsi in classi sociali, nello specifico dominanti e dominate. Nasce così l'istruzione differenziata: scienza e conoscenza per chi deve comandare, ignoranza, o al massimo la conoscenza pratica di un processo produttivo per chi deve lavorare (e col suo lavoro mantenere anche la classe dominante).
La rivoluzione borghese, conseguenza e causa della rivoluzione industriale, ha scompaginato ulteriormente le carte in tavola: la borghesia è classe che produce merci con macchinari molto sofosticati quindi 1) i dominati devono saper leggere, scrivere e far di conto per poter utilizzare detti macchinari 2) i dominati devono anche avere un minimo di cultura per poter loro vendere sempre nuove merci.
Ma la cultura può anche mettere strane fregole in testa ai dominati, ecco perchè i dominanti - la borghesia - ci tengono così tanto al fatto che i luoghi della formazione delle nuove generazioni trasmettano gli ideali della classe dominante stessa la quale, comunque, controlla la cultura generale tenendo stretto nelle proprie mani il controllo di giornali, tv etc..
Insomma, i dominati, i proletari, devono per forza lcombattere i dominanti, ma solo attraverso la rivoluzione sociale che abolisce la divisione in classi della società potranno liberarsene definitivamente.
In ogni caso il ruolo della scuola borghese nella nostra società mi sa che lo spiega meglio Bennato.



martedì 27 ottobre 2009

Giuramento

dal diario, alla pagina 10 aprile 2007

Rinnovo il mio giuramento di rivoluzionario, il giuramento ai valori che mi animano e difendo, il giuramento all'uguaglianza, alla solidarietà, alla libertà, alla ricerca, alla condivisione, al cambiamento.
Combatterò fino alla fine la limitatezza, la divisione, la rassegnazione, l'ipocrisia, l'egoismo, la saccenza, la conservazione.
Suggello il giuramento con un diario quatidiano, con l'esercizion fisico ogni di, lo suggello con una retta condotta morale, con la riflessione interiore, con la moderazione, la problematizzazione e la ricerca costante.
Uomo di un tempo nuovo, uomo di una nuova era. Membro della stirpe dei combattenti per l'avvenire, dei liberatori del mondo dalle tenebre della proprietà, della guerra, dell'asservimento.
Innalzo al cielo luminoso la fronte ed ascolto il canto della natura che invoca vendetta. Ascolto il lamento di un umanità allo stremo e sull'orlo del baratro, ascolto il bisogno di redenzione, il bisogno di eroismo e di battagli alla decadenza. Osservo il mondo intorno a me, piagato dal dolore, dalla sofferenza, dal disorientamento.
Esige una risposta!
Esige un intervento profondo e radicale, esige che il drappello di uomini e donne ancora in piedi e capaci di lottare, ancora unani, ancora non corrotti dalla illusione del putrescente benessere si organizzino e difendano il valore e la dignità della vita. L'umanità intera, e la natura con essa, reclamano che sia data finalmente guerra alla macabra esistenza del privilegio, dell'oppressione e a tutte le idee che li garantiscono.

venerdì 23 ottobre 2009

volantino sciopero generale

RITROVIAMO LA CAPACITA'
DI GUARDARE OLTRE E DI LOTTARE!

Lavoratori, precari e disoccupati di ogni catagoria, genere e nazionalità,
sono tempi duri quelli nei quali viviamo, quella che stiamo vivendo è la crisi capitalista più grave che i nostri occhi abbiano mai visto. Doveva essere un autunno caldo! Invece, ci appare ancora piuttosto freddino. Per questo fatto, compagni, ci sono precisi motivi e responsabilità:
Se, come lavoratori, siamo divisi in mille categorie, nazionalità, forme contrattuali differenti, se siamo frammentati sul territorio, se siamo chiusi in loculi abitativi davanti a TV che ci bombardano con messaggi inutili, notizie e immagini lontane anni luce dalla nostra vita quotidiana, se siamo sfruttati, mal pagati, cassaintegrati e, in fine, licenziati, la colpa è dei padroni, della loro organizzazione del lavoro, dei loro governi.
Ma se abbiamo perso la fiducia nella nostra capacità di lottare, se abbiamo perso la capacità di organizzarci per fare male ai padroni, se abbiamo perso la dignità e l'orgoglio di essere proletari la responsabilità, in massima parte, è delle organizzazioni - politiche e sindacali - alle quali da troppo tempo abbiamo demandato la difesa dei nostri interessi.
Il sindacato confederale da tempo ci ha venduti firmando ogni sorta di peggioramento economico e normativo.
Il sindacalismo alternativo, dal canto suo, è rimasto sostanzialmente a guardare, incapace di promuovere ed organizzare vero conflitto di classe, incapace di andare oltre le barriere e i limiti che le politiche borghesi hanno posto alla gestione del conflitto capitale/lavoro.
La sostanziale incapacità del mondo sindacale di difenderci, secondo noi, è insita nel loro stesso essere sindacato ovvero organismo di contrattazione, quindi, necessariamente rispettoso delle modalità borghesi di gestione del conflitto.
Fino ad oggi TUTTI gli episodi di lotta significativi hanno visto i lavoratori impegnati su due fronti: contro la volontà (o la necessità) padronale da un lato, contro la cappa sindacale che disgrega e riconduce alle briglie istituzionali le lotte in corso dall'altro.
Quali significative risposte alla crisi i sindacati ci hanno aiutato a produrre?
NESSUNA! NESSUNA LOTTA CHE SI SIA ESTESA A LAVORATORI DI CATEGORIE DIFFERENTI, CHE ABBIA ASSUNTO I CARATTERI DI UNA RADICALITA' CAPACE DI ANDARE OLTRE L'EPISODIO, OLTRE GLI STECCATI.
Forse stanno aspettando la ripresa del 2010 ma, se così fosse, allora non hanno capito che, se ripresa sarà, questa si fonderà su un taglio di salari e posti di lavoro tale che per noi proletari le cose continueranno solo a peggiorare.
Noi internazionalisti siamo per la creazione di organismi/assemblee autonome sul territorio che decidano come portare avanti nel modo più efficace le lotte in corso, che si organizzino con delegati eletti e revocabili in ogni momento (necessariamente perciò fuori dal controllo sindacale/istituzionale, e probabilmente contro…). Assemblee che dovrebbero coordinarsi e produrre reciproca solidarietà, oltre che richieste unificanti per la classe ― blocco dei licenziamenti, dei tagli, rifiuto della Cigs ecc. ― e le relative forme di lotta da adottare per ottenerle, come p. es. blocchi stradali, occupazioni di impianti, scioperi ad oltranza ecc.
Dobbiamo rifiutare il solito ricatto del “o questo o niente” e trattare come merita chi questi ricatti ce li vorrebbe imporre!
Ma questo è solo il primo passo. I lavoratori più coscienti, quelli capaci di guardare oltre gli steccati delle ideologie borghesi, devono trovare la forza di impegnarsi su questa strada senza mai perdere di vista che si tratta ancora di schermaglie. Perchè la posta in palio è molto più alta: il nostro obiettivo è una società nuova, senza crisi, né classi, né sfruttamento. Questo modo di produzione, fondato sull'accumulazione continua di capitale e proprio per questo capace di generare solo devastazione sociale, non è il migliore né l'unico possibile. Ma potrà essere superato solo se la classe lavoratrice riprenderà la sua autonoma iniziativa e le sue avanguardie saranno abbastanza preparate, organizzate e radicate per guidare in questo senso le lotte.
Discutiamo, organizziamoci. Noi abbiamo già iniziato.

BATTAGLIA COMUNISTA
(Partito comunista internazionalista)


giovedì 3 settembre 2009

Diario di un educatore

E tutto cambiò all'improvviso!

Il mio primo impatto con il mondo della scuola: un delirio!

Che ci vado a fare alle convocazioni?? Insegnanti sui tetti, tagli, entrare a lavorare a scuola sembra impossibile. Sono al mare con Marilena... chi me lo fa fare?? Lo faccio lo stesso. Lei mi sprona ...

Non sento la sveglia delle 5. Mi sveglio di soprassalto. e' trooppo tardi. Provo lo stesso. Miracolo: Ci riesco!

Perendo l'I.C. da Napoli delle 6.14, alle 8.15 sono a Roma, bus 38 ed eccomi alla scuola Settembrini. E' qua che avvengono le chiamate in base alle quali gli insegnanti sono assegnati ai posti disponibili nelle scuole.
Io ho delle possibilità per un posto come maestro di sostegno. Per il posto comune non è nemmeno possibile metterci il pensiero.

Il primo impatto è terribile: una bolgia urlante di gente chi si accalca davanti ai fogli delle disponibilità. Il corridoio pieno di gente che rimbomba. Uno shock.
Dopo qualche minuto mi riprendo e arrivo confuso da una bidella alla quale dico "io sono qui per il sostegno, che devo fare?" e quella "va ar terzo piano", e io "aaah, grazie".
Salgo una scalinata grande e larga che non finisce mai "ma che fanno??! provano l'abilità dfisica dei futuri insegnanti di sostegno??", penso mentre mi immedesimo in Asterix nel palazzo della burocrazia.
Arrivo su col fiatone ed eccomi in un altra bolgia. Un altro corridoio con circa un centinaio di persone, di nuovo tutte affollate intorno ai fogli delle disponibilità. un fondo c'è un omino cicciotto e lucido, con gli occhiali, che mi dice di sedermi ed aspettare che ci chiamino loro.
Che scuola scegliere? Roma Nord! Il tempo passa. Vengono chiamati i primi 20. Mi rendo conto di non essere per nulla perparato: qui hanno tutti i foglietti dove segnano le scuole... io no.
Iniziano a chiamare, il cuore batte, sono teso, saluto due ragazze che hanno fatto l'università con me. Chaimano i primi 20, il tabellone con le disponniblilità è di nuono visibile, la massa amorfa che vi si di accalcava sopra è andata a sedersi altrove. Mi avvvicino e scopro che, oltre a decine di nomi di scuole tutti uguali, tutti per me senza significato, ve ne sono alcune diverse: le scuole fuori Roma riportano la dicitura del comune!! Capena, Campagnano, Morlupo, Mazzano... sono i nomi dei paesi che conosco: luce!

Telefono a Mari, le chedo quale distanza da Roma peferirebbe. Mi sembra impossibile poter scegliere, ci sarà un errore, telefono a mia zia (potenza della tecnologia cellulare!). Mi informo su distanze da Roma, collegamenti, minuti, luoghi...

Anguillara, sul lago di Bracciano, ben collegata con Roma, 4 posti disponibili. Sì, mi piace. Ritelefono a Mari e le dico che Anguillara mi piace e che piacerà anche a lei. Mi siedo. Mi alzo. Dal megafono chiamano. Mi risiedo... poi

succede tutto

in un MOMENTO

Sono per strada. Ballo. Le lacrime agli occhi. Marlilena piange. Mio nonno si emoziona. Gli amici si congratulano.
Ho in mano l'assegnazione annuale per un posto da insegnante di sostegno nella scuola elementare di Anguillara.
Devo telefononare a scuola, domani prendo servizio, da oggi mi pagano.
Marilena piange. Il mondo cambia. Io ballo... e piango.

Balliamo e piangiamo per un contratto fino al 30 giugno ed una vita che cambia, anzi, per due vite che cambiano.

giovedì 27 agosto 2009

Forni di Sopra IV turno.

Dopo il soggiorno a Dublino come group leader, questa volta - insieme a Marilena - abbiamo coordinato 15 giorni di "soggiorno inpdap" all'Hotel Villa Alpina di Forni di Sopra (UD).
Esperienza assolutamente positiva che ci ha permesso, non solo di impegnarci in questo tipo di attività, ma anche di sperimentare tutta una serie di pratiche e azioni riguardo le quali da tempo riflettiamo. Mi riferisco in particolare all'uso del gioco e delle fiabe nella pratica educativa, alla elaborazione di un progetto che sia un tutto unico e coerente di teoria e pratica, che si situi nel contesto ospitante e che abbia, in ogni suo segmento pratico ed organizzativo, il ragazzo al centro.
Ed effettivamente i ragazzi sono stati i punti di riferimento dai quali abbiamo intessuto questo bel disegno.
Estremamente soddisfacente è stata anche la disponibilità dei leader a mettersi in gioco e a recepire la nostra modalità operativa. Insomma, una prima esperienza di coordinamento soggiorno (64 ragazzi/e, 11 adulti) dalla quale partire per migliorarci nelle prossime iniziative.
PROGRAMMA ATTIVITA'
Non essendo capace di inserire il PDF del programma mi limiterò a riportare prima gli orari e poi le attività.
ORARI:
07:30/08:00 sveglia
08:00/08:15 stretching
08:15/09:00 colazione - mani e denti
09:00/09:30 PRESENTAZIONE ATTIVITÀ GIORNATA
09:30/12:30 ATTIVITA' DELLA MATTINA e discussione collettiva di una regola
12:30/13:30 pranzo - denti
13:30/15:30 riposo
15:30/16:00 merenda - DIARIO E GIORNALINO
16:00/19:00 ATTIVITA' DEL POMERIGGIO
19:00/19:30 doccia
19:30/20:30 cena - denti
20:30/22:00 ATTIVITA' DELLA SERA
22:00/22:30 CANTO - MESSAGGI - STORIA DELLA BUONANOTTE
22:30/07:30 nanna
SPECIFICA ATTIVITA' (queste non verranno indicate in ordine cronologico, ma in percorsi. In realtà i percorsi non sono così distinti e molti altri se ne possono individuare. Quelli riassunti sotto rappresentano quasi tutte le attività svolte, cercando di rispettare la continuità logica che ha reso tutto il progetto un unica esperienza intimamente coerente)
I GRUPPI: RITO DEI GRUPPI (I nomi dei gruppi riprendono la flora e fauna locale, la collocazione nei gruppi avviene con estrazione casuale ma garantendo equilibrio di genere e di età); LAVORO NEI GRUPPI: SLOGAN E SCELTA DI 2 REGOLE FONDAMENTALI; GIOCHI DICONOSCENZA; QUIZZONE A SQUADRE;

LA NATURA: CACCIA AL TESORO CON LA GUIDA NATURALISTICA; LABORATORIO ESPLORAZIONE; GITA AL RIFUGIO GIAF; PASSEGGIATA NOTTURNA; ESCURSIONE NATURALISTICA (raccolta materiali); LABORATORIO METAMORFOSI (trasformazione individuale a tema naturalistico utilizzando il materiale raccolto nelle escursioni); METAMORFOSI; GITA CASA DELLE FARFALLE;
IL PAESE: TOUR (conoscenza dei luoghi); ORIENTEERING NEL PAESE (conoscenza dei luoghi e dei mestieri tipici del paese); VISITA AL MERCATINO DELL'ARTIGIANATO (arti e mestieri); LABORATORIO MANUALITA' (arti e mestieri); LABORATORIO PITTURA; FINITURA MANUFATTI; DISTRIBUZIONE MANUFATTI; ALLESTIMENTO E DISTRUZIONE COLLETTIVA DEL PLASTICO DEL PAESE.
LO SPORT: STREETCHING; PARCO GIOCHI E GIOCHI ALL'APERTO; PISCINA; SPORT; MINI OLIMPIADI; PREMIAZIONI MINI OLIMIPIADI;

LE STORIE: LABORATORIO TEATRO (esercizi) (scene); FIABA DELLA BUONANOTTE; GIOCHI IN MUSICA; DIARIO PERSONALE (poi rilegato) E GIORNALE COLLETTIVO (Orma Pripila) PROVE CORRIDA; SERATA CABARET; AVVENTURE NEL MONDO DELLE FIABE (Rappresentazione giocata di una fiaba); CORRIDA; FIERA CONCLUSIVA.



Augurio di fine agosto

Ancora pochi giorni di agosto e poi... si parte, a settembre ricomincia tutto, o quasi. Quello che si sta per aprire sarà (piccola previsione-scommessa) un anno particolare, forse addirittura di svolta, in ogni caso l'auspicio è che sia - finalmente - diverso dal sonnolento piattume che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
La crisi (la quale non ha vie d'uscita ed è destinata ad inasprirsi col suo portato di guerre, poco lavoro e sfratti) ci porgerà forse una dimensione storica nuova nella quale muoversi. Chi si fermerà sarà perduto!
Forse che questa volta la musica inizierà a cambiare: dal piatto commerciale a un lento rock. Speriamo.

Scegliete i comunisti

venerdì 31 luglio 2009

Denunciamo lo squadrismo neofascista e la repressione poliziesca negli scontri di Massa del 25 Luglio 2009

La presa di posizione dell'organizzazione nella quale milito, battaglia comunista, rispetto ai fatti di Massa della settimana scorsa.

Ma i comunisti non si lascino risucchiare della logica dell’antifascismo: la difesa dell’agibilità politica e territoriale deve essere legata alla ripresa della lotta di classe; il nostro programma è il superamento di questa società in crisi

  • I comunisti devono contrastare chiunque impedisca la ripresa della lotta di classe. Mentre il governo e la borghesia internazionale portano avanti le loro politiche tutte volte ad espropriare e reprimere noi proletari, che già non abbiamo nulla, a vantaggio di chi vive di potere e privilegi, i fascisti stanno crescendo sul territorio e danno vita ad azioni provocatorie e violente come la costituzione del Servizio di Sicurezza Sociale (SSS). Il capitale finanzia queste forze al servizio della Patria e del padronato perchè sa che la crisi porterà ad esplosioni di rabbia sociale ed i fascisti – mercenari al soldo della borghesia — saranno pronti a reprimerle. Ma, al tempo stesso, il problema principale nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nel territorio, sono le organizzazioni democratiche della destra, della “sinistra” e dei sindacati, che impegnano tutte le loro energie per deviare la rabbia proletaria nel vicolo cieco del nazionalismo (fascismo, leghismo), del tatticismo che frammenta le lotte e le conduce in partenza alla sconfitta, delle compatibilità economiche, le forze che impediscono in tutti i modi l’autorganizzazione della rabbia degli sfruttati.
  • Per questo non possiamo condividere l’appello che gli stalinisti del CARC rivolgono a tutte le forze sinceramente democratiche mentre, al contempo, solidarizziamo con TUTTI i proletari, italiani e immigrati, che difendono le loro vite ed il territorio, diventando con ciò vittime della repressione statale, della violenza fascista, sindacale o democratica.
  • Nella crisi la classe dominante non si combatte cadendo nella sterile contrapposizione fascismo-antifascismo, ma rilanciando il programma della autorganizzazione delle lotte dei lavoratori sul terreno della difesa dei nostri autonomi interessi di classe, indicando la concreta possibilità di opporsi alle politiche del capitale con la lotta di classe, con l’unità di tutti i proletari, italiani e immigrati, stabili e precari, a partire dalla fabbrica fino al territorio. Il terreno sul quale dobbiamo opporci alla crisi, alle politiche padronali ed alla repressione, è quello della lotta a questi servi, per il rilancio della battaglia per il mondo nuovo, il comunismo, una società governata dalle assemblee dei lavoratori, nella quale siano aboliti il capitale e la proprietà privata.
  • Nella crisi, siamo noi internazionalisti che possiamo e dobbiamo aggregare i proletari sostenendo posizioni coerentemente anticapitaliste, combattendo il fascismo ed i fascisti come una delle tante facce con le quali il potere borghese ci reprime e ci sfrutta. Per questo è un errore rincorrere la borghesia sul suo terreno, quello dell’antifascismo democratico e fine a se stesso. L’antifascismo proletario si chiama anticapitalismo.
  • Nei luoghi di lavoro e nel territorio opponiamoci con tutte le forze a chiunque si opponga alla lotta di classe, costruiamo il partito della rivoluzione sociale: tutto il potere al proletariato! Questo sia il nostro programma, su questo programma riconquistiamo le fabbriche, i luoghi di lavoro, le periferie, il territorio.

martedì 28 luglio 2009

Il canto delle stelle

Pubblico due belle poesie - che ho appena avuto modo di leggere - del poeta, amico e fratello Antonio Melis "il simpatico".
Se lo doveste incontrare per strada, con i capelli lunghi, una giacchetta nera, saltellando di qua e di là dicendo a tutti "Sei simpatico!", "Ma perchè lei è così simpatica e io no?", "Maggiogno!", è lui: non perdete l'occasione di parlarci e di prenderne le poesie!

Trovarsi in mezzo ad un oceano,
ma ci siamo già,
ne siamo comunque circondati...
per poterne uscire
bisogna comunque attraversarlo...
Se riusciamo a superare
il panico dell'esistenza,
solo allora con la consapevolezza
della vita stessa
ci salveremo...
ma ora si parte...
bando alle chiacchiere...

Antonio Melis


Scende l'alba sul mondo
schiarendo ombre trafitte
da frecce luminose lampanti...
tempo effimero travolge
le vite sul mondo,
solo dei tuoni scossero
le anime delle genti...
Il cielo si apre
spalancando
con sfere luccicanti,
le porte al mondo
e al ritorno
attraveso le origini...
S'innalza un'aria
col respiro silenzioso
come nettare
di una vera esistenza...
L'arcobaleno nasce con l'aurora
nel preludio del grande giorno...
come viaggiatore
dovrà manifestare
modestia e coraggio...

Antonio Melis

Antonio Melis, da Il canto delle stelle, 2009

sabato 25 luglio 2009

Il gioco e la sua gestione

Il ruolo dell'insegnante

Un insegnante sa per esperienza come organizzare e guidare un gruppo di bambini. Ma nonostante l'esperienza e le buone intenzioni, molti insegnanti finiscono per trasfformare il gioco (fatto in classe o in un campo giochi), in una disciplina o peggio ancore in una punizione. Il ruolo dell'insegnante dovrebbe consistere nel suggerire e cominciare un gioco, nell'aiutare i bambini a destreggiarsi, fornendo il materiale necessario, e fungendo da arbitro nel caso sorgano contestazioni.

I bambini in età prescolare hanno bisogno di molto aiuto per funzionare come gruppo. Non possono essere costretti a giocare. L'imposizione servirebbe solo a smorzarne l'entusiasmo ed a sopprimerne l'abilità nell'uso dei materiali di gioco, impedendo loro di seguire le regole e i turni di gioco. I bambini più grandi dovrebbero essere incoraggiati ad adattare le regole fondamentali di un gioco, a improvvisarne di nuove e a seguirle, imponendole anche agli altri. Devono imparare a operare nel gruppo sia come capi sia come seguaci. La presenza durante il gioco di un adulto rispettato o di un compagno più grande basterà a garantire una certa regolarità.

Arnold Arnold, I giochi dei bambini, 1972


lunedì 13 luglio 2009

Wesley college I turno

E' difficile sintetizzare due settimane così intense e piacevoli come quelle che ho vissuto facendo l'accompagnatore al soggiorno-studio INPDAP a Dublino dal 25 giugno al 9 luglio.

Partenza: sono due notti che non dormo, pullman, aereo, pullman. Qualche battuta tra una ronfata e l'altra.

I ragazzi sono stupendi, a 15 anni hanno il mondo in mano, il mondo è loro e penso che è solo per ingannarci che a volte danno la sensazione di non saperlo.

Rita, Vincenzino, Laura, Rossella, Armando, Serena, Ylenia, Antonio, Michela, Alice, e poi Andrea, Paola, Lucilla, Federica, Titti, Antonella, Rossella, Letizia, Chiara, Claudia, Vincenzo (Mr R.), Laura, Rosario, Carlo, Gianmarco, Daddo, Marco, Enrico, i Cosentini e poi tutti gli altri, uno dopo l'altro, tutti e 173, non sono solo nomi, non sono solo ragazzi e ragazze. Sono tesori immensi, piccoli uomini e donne che, per il solo fatto di essere nati in questa epoca, già portano sulle spalle il peso di responsabilità storiche.

Io credo che siano molto più consapevoli degli adulti rispetto a quanto sta accadendo. Questi ragazzi vivono in un mondo di cellulari e I-pod con la precisa intenzione di prendere le distanze da un mondo degli adulti che trovano brutto, stupido, incapace di comprendere se stesso.

In ognuno di loro vedo a volte un monaco zen che con le cuffie alle orecchie si isola dal mondo, in profonda meditazione accumula le energie dei livelli astrali più elevati al solo fine di essere impeccabile nella grande battaglia.

Questi ragazzi sanno che il mondo dorato nel quale i genitori li hanno viziati è fragile, sanno che potrebbe andare in frantumi e forse, nel profondo, ne sono addirittura certi, allora sanno che, come gatti, dovranno spiccare il balzo ed affrontare la forza sconosciuta che si cela tra le tenebre. Sanno che nella grande battaglia un passo falso può equivalere ad un Game Over.

Questi ragazzi sono ragazzi, e rivendicano il loro diritto ad esserlo. Sono innocenti perchè ciò che sono è ancora in maggioranza dovuto all'ambiente nel quale sono cresciuti. I ragazzi vogliono fare cazzate, vogliono mettere alla prova gli adulti, vogliono saggiarne integrità, forza e coerenza. I ragazzi sono ragazzi e noi dobbiamo combattere con tutte le nostre forze per preservare il loro diritto ad esserlo, a non dover crescere troppo infretta.

Questi ragazzi ci odiano perchè non siamo capaci di ascoltarli, perchè non li capiamo, perchè ne abbiamo paura e li lasciamo a loro stessi, perchè dovranno fare tutto da soli, perchè noi li stiamo tradendo: dopo averli sedotti, avendogli fatto credere che noi sapevamo tutto, ci ha spaventato la loro superiore integrità e li abbiamo abbandonati a loro stessi. Ci odiano perchè sanno che se vivono in un mondo di merda la responsabilità è anche nostra, della nostra inettitudine a lottare per un mondo migliore.

Questi ragazzi ci amano perchè sentono di essere vulnerabili, sentono di non avere tutte le forze e le competenze necessarie. Ci amano perchè vorrebbero che li ascoltassimo, che fossimo capaci di comunicare con loro.

Dentro ognuno di loro, ogni giorno, si raccolgono migliaia di storie che non verranno ascoltate nè comprese da nessun adulto.

Questi ragazzi cercano coerenza, giustizia, verità, competenza, affetto, divertimento, serenità, confronto, serietà, domande, prospettive credibili.

Questi ragazzi hanno un bisogno immenso di noi, ma mai quanto noi abbiamo bisogno di loro.

Ringrazio tutti loro ed i colleghi che, con umiltà, hanno capito questo e sono capaci di ascoltare.
Gli altri educatori (non necessariamente presenti a wesley) farebbero meglio a cambiare loro, o a cambiare mestiere.

Grazie a questi ragazzi, e ai colleghi che sono capaci a dialogare,
in queste due settimane sono stato veramente bene.

Un grazie speciale a Mirabelli!


Riflessioni in sospensione


E' più di un mese che non scrivo... ma solo parzialmente è colpa mia!
La prima fase di questo blog, insieme ad una fase della mia vita lavorativa e non, si è chiusa. Una nuova e dai contorni molto meno definiti va aprendosi.

Il percorso con Giuseppe si è concluso alla grande e con buoni scritti e un buon orale si è aggiudicato l'esame di terza media.
Ho salutato a fine giugno i ragazzi del casale e dei quartieri spagnoli. Pubblicherò presto le foto di alcuni prodotti finiti del laboratorio col legno.

Chiuso questo segmento lavorativo... navigo nell'incertezza più assoluta, ma mi sento in buona compagnia! Dove mi giro mi giro, parlo con persone che vivono sospese, che non hanno idea del futuro, che non hanno lavoro, che fanno fatica ad avere relazioni sentimentali stabili, che hanno studiato anni per poi...non sapere dove andare a parare.
Consola sapere che questa non è solo una condizione soggettiva, ma sociale. La Crisi ci sta gettando in una condizione nuova, di sospensione assoluta.
Il lato negativo è l'assoluta incertezza nella quale individualmente ci si trova a navigare, e la paura che socialmente la situazione possa, nel giro di breve tempo, volgere all'autoritarismo più reazionario e alla guerra.
Il lato positivo non è positivissimo, ma consiste nella fortuna che abbiamo di vivere nel bel mezzo di una svolta storica dai contorni ancora indefiniti. Anche se sono crollate le ideologie, e con esse il senso della possibilità di un sistema diverso da quello capitalista, se non vi è più fiducia nella propria capacità conflittuale, né identità di classe, nonostante tutto questo, in questo frangente la polarizzazione sociale in atto sta producendo un progressivo ingrossarsi delle file dei nulla tenenti, di coloro che realmente "non hanno nulla da perdere fuorchè le loro catene". Oggi più che mai il mondo è diviso in una minoranza possidente e in una maggioranza spoliata da ogni cosa. Gli sfruttati hanno in se un potenziale che potrebbe cambiare repentinamente le carte in tavola, qualora riuscisse a trovare un qualche modo nel quale esprimersi.
Per ora non ci resta che goderci questa sensazione drammatica, nuova ed affascinante di sospensione tra un passato che scivola via ed un futuro imperscrutabile.

Per quanto riguarda me ho sciolto la riserva per insegnare a scuola, non so se mi va di stare un altro anno a Napoli, devo fare le pratiche per le supplenze... e devo vedere cosa accadrà a settembre. Se non mi dovessero chiamare ad insegnare, chissà, magari vado a vedere come lavorano gli educatori in Sud America.

Lotus


CRISI

"Con quale mezzo riesce la borghesia a superare le crisi? Per un verso, distruggendo forzatamente una grande quantità di forze produttive; per un altro verso, conquistando nuovi mercati e sfruttando più intensamente i mercati già esistenti. Con quale mezzo dunque? Preparando crisi più estese e più violente e riducendo i mezzi per prevenire le crisi."

Karl Marx, Manifesto del partito comunista, 1848